lunedì 6 febbraio 2012   
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Giacomo Bucciero
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intervento di Graziella Valloggia in merito al odg sulla legge 194

La moratoria Onu sulla pena di morte, stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita, questo, è l’invito che il Pontefice ha rivolto all’opinione pubblica.

Riflettere sul lavoro sacro della vita, si è subito tradotto per i tanti, solerti a mostrarsi volenterosi con le gerarchie cattoliche, in un’unica equazione,

pena di morte uguale aborto,

limitando così, una proposta di alto valore morale e civile, nel tentativo a mio avviso strumentale di creare, ulteriori contrapposizioni, in un Paese, il nostro,già così lacerato da profonde divisioni.

Il voto con cui l’ONU ha ratificato la moratoria sulla Pena Capitale, a cui ha fatto seguito l’invito del Pontefice, al di là dell’indubbia conquista sul piano della civiltà,
dovrebbe essere, a mio avviso, il punto di partenza per un dibattito ampio e politicamente forte, sul tema dei diritti umani, capace di aprire uno squarcio sulla grave situazione di molti paesi del mondo, che, proteggono i propri regimi, opprimendo, uccidendo, torturando persone inermi, speso illegalmente trattenute, nascondendo agli occhi dell’umanità, le deprecabili atrocità.

Ci sono milioni di bambini, di donne e di uomini, che muoiono ogni anno soprattutto nei paesi poveri, per aver contratto il virus dell’A.I.D.S, non potendo accedere alle cure, a causa del costo proibitivo dei farmaci, protetti dai brevetti imposti dalle multinazionali.

Ci sono milioni di bambini che muoiono ogni anno per al guerra, la fame, la dissenteria, ai quali è negato il diritto all’infanzia, senza casa, costretti precocemente al lavoro, a prostituirsi, a essere involontari donatori di organi, rapiti o venduti, mortificati e mutilati nella loro dignità.

Ora sembra che il tema del valore alla vita si riduca e si risolva, nella proposta di moratoria per i più accalorati, o quantomeno nella revisione in senso restrittivo della Legge 194 a tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Il tutto con l’obiettivo dichiarato di rendere l’aborto piùcomplicato e di sottrarre questa decisione alle donne.

Premesso che l’aborto non è mai una decisione presa a cuor leggero, rappresenta sempre una esperienza sofferta, per la donna che vi si sottopone, non solo fisicamente ma sopratutto dal punto di vista delle proprie emozioni più profonde e significative,

abortire non è esattamente come andare dal parrucchiere, come ha sottolineato Chiara Saraceno.

Spesso maturata in solitudine per la mancata condivisione di responsabilità dell’altro genere.

Negli anni’70 il MOVIMENTO DELLE DONNE discusse molto sul tema dell’aborto, 

ci si è a lungo interrogate, se sia una scelta di libertà o di dipendenza dalla sessualità maschile, chiarendo fin dall’inizio che il problema non era essere a favore o contro, ma come affrontare la piaga drammatica dell’aborto clandestino.

ABORTIRE ALLORA ERA UN REATO

È DOVEROSO RICORDARE CHE MOLTE DONNE, ERANO COSTRETTE AD AFFIDARSI ALL’IMPROVVISAZIONE ARTIGIANALE PROPRIA O ALTRUI,

rivolgendosi alle mammane, oppure ricorrendo a sistemi empirici e quanto mai pericolosi per la propria vita.

MENTRE, ALLE POCHE DONNE CHE POTEVANO PERMETTERSELO, era concesso di andare all’estero o di ricorrere, in Italia, agli STUDI MEDICI dei cosiddetti “cucchiai d’oro”, ginecologi profumatamente pagati

CHE, PRATICAVANO GLI ABORTI ILLEGALI.

Tutto questo avveniva silenziosamente, di nascosto, salvaguardando la morale dei perbinisti, e senza che nessun “movimento per la vita”, si preoccupasse, né degli embrioni, né delle donne, che morivano di setticemia o di emorraggia.

In quegli anni decisivi le donne italiane si sono confrontate e hanno posto il problema della loro affermazione, del loro riconoscimento sociale, del loro stesso ruolo all’interno della società, della famiglia e della coppia.

A seguito dell’applicazione della 194, gli aborti in Italia, hanno avuto un calo costante, si sono ridotti del 40%, del 60% tra le donne italiane, tra 15 e 49 anni.

Una dato molto basso quello del ricorso all’aborto, inferiore ad esempio a paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Australia.

Calano più lentamente invece gli aborti, tra le donne disagiate, le giovanissime e le straniere, a conferma che dove maggiormente circolano le informazioni sulla procreazione responsabile, le Donne non usano l’aborto come un metodo contraccettivo, come ulteriore riprova che, nell’Italia sessuofobica e del senso di colpa, manca semmai una seria e diffusa politica di educazione sulla contraccezione e sulla sessualità a partire dalle scuole.

Sessualità, e lo sottolineo con forza, che per cultura è negata a priori alle donne perchè disciplinata nel ruolo di mogli e madri, oppure offerta come oggetto del desiderio nell’esposizione commerciale del corpo femminile, quindi sempre e comunque mutilata ed umiliata.

Alla luce di questi DATI, L’ATTENZIONE SI DOVREBBE INVECE CONCENTRARE, SULLA PARZIALE APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194, AFFRONTANDO PER ESEMPIO, serenamente, il tema dell’obiezione di coscienza, laddove, se praticata da gran parte del personale medico, diventa ostacolo diretto alla applicazione della Legge.

I casi in cui l’interruzione di gravidanza è di fatto un diritto difficilmente accessibile, riguardando oramai sempre più donne, le quali denunciano anche insopportabili pressioni morali e diversi sono i plessi ospedalieri dove le difficoltà sono evidenti.

Chiunque si arroghi il diritto di imporre una gravidanza non desiderata, in termini di divieti, aiuti o controlli, considera la donna una categoria sociale a potestà limitata, ritenendola, una irresponsabile incapace di decidere e riducendola di fatto ad un contenitore.

NEL NOSTRO PAESE DIVERSAMENTE DA QUANTO AVVIENE IN ALTRE NAZIONI EUROPEE, LO STATO NON SOSTIENE ADEGUATAMENTE NE’ L’ATTIVITA’ DEI CONSULTORI, NE’ I SERVIZI ALLE FAMIGLIE, NE’ TANTO MENO VI SONO ADEGUATI SOSTEGNI ALLE DONNE CON FIGLI.

ANCORA OGGI IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE TRA LE DONNE E’ QUASI IL DOPPIO DI QUELLO DEGLI UOMINI E I LORO STIPENDI SONO MEDIAMENTE PIU’ BASSI,

la precarietà del lavoro, impedisce ai giovani di progettare il loro futuro, e sono ancora insufficienti i finanziamenti per i servizi pubblici e più in generale per i servizi sociali.

Difendere la 194 significa guardare più lontano alla libertà di donne e uomini di decidere di sé, di progettare la propria vita e, se lo si desidera di diventare madri o padri, dobbiamo anzi coniugare la difesa senza alcuna incertezza delle conquiste di civiltà degli scorsi anni, con l’estensione di nuovi diritti, dal riconoscimento delle unioni di fatto, ad una serie di interventi antidiscriminatori nei confronti delle differenti scelte, nell’affettività e nella sessualità, nell’affermazione altresì, di nuovi diritti sul lavoro, per esempio rispetto alla sicurezza e ad una più equa distribuzione, e di cittadinanza.


ODG Lella_15.01.08_toWMV

ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare regionale "Sinistra per l'Unione" in merito all'ordine del giorno sull'emergenza dei rifiuti della campania votato a maggioranza del consiglio regionale
leggi...

Discorso della consigliera Graziella Valloggia il 15 gennaio 2008 in merito all'ordine del giorno sull' emergenza rifiuti della Campania

In primo luogo voglio testimoniare stima e considerazione alla Presidente Bresso per come ha rappresentato la nostra Regione, manifestando tempestiva SOLIDARIETA’ alla popolazione Campana, dichiarando la disponibilità a smaltire parte dei rifiuti e soccorrendo, così, quelli stessi Cittadini, da una situazione insana, dolorosa, ingiusta e intollerabile per qualsiasi Paese che si dica civile .

La gravissima emergenza dei rifiuti in Campania, è un problema che riguarda tutti, nessuno escluso, senza distinzioni geografiche o appartenenze politiche.

Lo sappiamo bene proprio alle nostre latitudini, visto che, abbiamo contribuito a trasformare il sud della penisola, nella pattumiera dell’Europa.

Ciò è ampiamente dimostrato dalle inchieste giudiziarie, alcune ancora in corso, che hanno portato alla luce il grande affare dello smaltimento di rifiuti, spesso nocivi, controllato dalle organizzazioni criminali, in sinergia con quegli stessi imprenditori che sentono lo smaltimento delle scorie, prodotte dalle loro attività, come un costo non necessario, da evitare, per ottimizzare i profitti.

Nessuna altra terra nel mondo occidentale, ha avuto un carico maggiore di rifiuti tossici e non tossici, sversati illegalmente.

Già nella relazione al Parlamento, fatta nel 2002, dal ministro dell’interno, si parlava chiaramente di un passaggio dalla raccolta dei rifiuti, a un Patto imprenditoriale con la criminalità organizzata, finalizzata al controllo totale sull’intero ciclo.

Nel 2003 la procura di Napoli e quella di Santa Maria CapuaVetere, hanno scoperto che in quaranta giorni, oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti, dalla Lombardia, sono giunte a Terontola Dugenta, un paese vicino Caserta.

Sempre nella zona Napoli-Caserta, nei pressi di VillaRicca, i Carabinieri individuarono un terreno rurale, dove erano state seppellite le carte utilizzate per la pulizia delle mammelle delle mucche, provenienti dagli allevamenti veneti, lombardi, emiliani.

A Grazzanise sono stati individuati i depositi della terra di spazzamento delle strade, raccolte nelle pattumiere, dai Netturbini Milanesi.

Nell’operazione denominata “Madre Terra” coordinata dalla procura di SantaMariaCapuaVetere, si sono rinvenuti i Toner delle Stampanti d’ Ufficio,

provenienti dalla Toscana e dalla Lombardia, sversati di notte in discariche abusive.

Le terre erano cariche di cromo esavalente.

L’operazione “Cassiopea” del 2003 dimostrò che ogni settimana partivano dal Nord al Sud, quaranta TIR ricolmi di rifiuti e, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, venivano sversati, seppelliti, interrati in discariche, alcune, abusive: zinco, scarto di vernici, fanghi di depuratori, plastiche varie, arsenico, prodotti delle acciaierie, piombo.

Questi sono solo alcuni esempi di ciò che nel tempo è emerso, ma ci consentono di ben comprendere, quali sono i timori delle persone che vivono in quelle terre.

Esse sono in allerta ogni qualvolta, si dispone la riapertura di una discarica, spesso costruita senza rispettare le norme, temono che possano arrivare da ogni parte, rifiuti tossici e non, spacciati per ordinari.

La sola idea di realizzare un “termovalorizzatore” ,è identificata come la fornace perenne per bruciare i rifiuti di mezza Italia.

L’immagine di una discarica, di una voragine, di una cava, divengono sempre più sinonimi concreti e visibili di pericolosità mortale per chi ci vive intorno.

Difatti l’Istituto Superiore della Sanità, ha segnalato che la mortalità per cancro in Campania è aumentata negli ultimi anni del 21%.

Questa è la realtà che ci rende corresponsabili e che impone una riflessione più attenta e meno opportunistica: nessuno può trarre vantaggio dal disimpegno, tanto meno chi è politicamente impegnato.

Certo non si possono escludere le responsabilità di quelle istituzioni che, in prima istanza avrebbero dovuto provvedere e che sono state incapaci di assumere, con determinazione, le azioni necessarie per fronteggiare una situazione che dura orma da anni, come le tante altre emergenze delle nostre regioni meridionali.

Anche solo l'incapacità di contrastare azioni criminose è di per se stessa un atto criminoso.

Contrariamente va sottolineato nella stessa Campania, laddove si è intervenuti, in maniera appropriata, si è realizzata una raccolta differenziata, consolidata intorno al 60 per cento.

L’indegno spettacolo dei rifiuti che sommergono le strade e le piazze ha così fatto il giro del pianeta, ma la spazzatura che chiude le scuole e costringe gli studenti a casa, non è stato il peggio offerto al mondo attraverso i media.

Il nostro Paese uscirà da questa esperienza con una pessima reputazione anche per l’ingiustificato e clamoroso rifiuto ad aiutare la regione Campania, venuto da più parti.

La disinteressata solidarietà di cui è capace il nostro popolo, che proprio al nord si traduce in una ricchissima e proficua tradizione di associazionismo e volontariato, verrebbe così smentita.

Io credo che nel limite delle singole possibilità, ogni Regione d’Italia ha il dovere morale e civile di contribuire a ridare dignità al nostro Paese,

per questo condivido la presa di posizione dignitosissima e anche coraggiosa, visto quello che è successo a Soru, della Nostra Presidente Mercedes Presso che consente al Piemonte una diversità di cui io vado fiera.

Grazie.


Il 1 marzo 2006 Graziella Valloggia  e Mariano Turigliatto, entrambi consiglieri regionali, hanno comunicato alla presidenza la decisione di dare vita a un nuovo gruppo consiliare denominato "SINISTRA per l’UNIONE".

"Non si tratta di una scelta dettata da rancori o rivendicazioni, come capita di rilevare dalle cronache politiche di questi giorni. Vogliamo essere utili al centrosinistra, agli elettori e ai cittadini piemontesi, operando con efficacia e chiarezza per la realizzazione degli obbiettivi premiati insieme con la Presidente Bresso nelle elezioni regionali di ormai quasi un anno fa", dichiarano i due  consiglieri.

Graziella Valloggia  eletta nelle liste di Rifondazione Comunista, educatrice d’infanzia a Borgomanero, rappresentante della CGIL-Funzione Pubblica, è vice-presidente della VIII Commissione.

Mariano Turigliatto, già sindaco di Grugliasco, è stato eletto nella lista "Insieme per Bresso", scioltasi all’indomani delle elezioni. Per questo era stato iscritto al Gruppo Misto della Regione. 

"Sono certo che la nascita di questo nuovo gruppo verrà sentita come un’arricchimento del centrosinistra in Regione. Non si tratta, invece, di anticipare la formazione di nuovi partiti di cui non si sente oggi certamente il bisogno. Il centrosinistra è pervaso da turbolenze e tensioni che produrranno certamente cambiamenti e riaggregazioni. Siamo parte di questo processo e vorremmo contribuire alla chiarezza del dibattito politico. Ci sono anche in questa regione molti gruppi, movimenti e realtà locali che cercano cittadinanza e rappresentanza istituzionale oltre i partiti, ma non contro di loro. Questa sarà la funzione del gruppo.", ha detto Mariano Turigliatto, illustrando gli scopi e gli obbiettivi di lavoro del nuovo gruppo.

"Sento con forza la necessità di radicare sul territorio l’esperienza del gruppo che mi ha sostenuto e che ha favorito la mia elezione - ha esordito Graziella Valloggia - Sento anche il bisogno di meglio significare il mio specifico, quello di una donna impegnata da sempre sul fronte del lavoro, dell’impegno sindacale, della famiglia e della politica: ormai è sempre più difficile trovare spazio e offrire spazi di partecipazione all’altra metà del cielo. Vorrei provarci con libertà e consapevolezza, senza troppi vincoli e limiti politici e partitici."

Il gruppo consigliare "SINISTRA per l’UNIONE" ha Mariano Turigliatto come presidente e Graziella Valloggia come vice-presidente.




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Graziella Valloggia

sede di Borgomanero: Corso Roma n°150 - orari apertura 9:30-12:30 / 15:30-18:30

tel 0322340102;  email: bucci56@libero.it,

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