intervento di Graziella Valloggia in merito al odg sulla legge 194
La
moratoria Onu sulla pena di morte, stimoli il dibattito pubblico sul
carattere sacro della vita,
questo, è l’invito che il Pontefice ha rivolto all’opinione
pubblica.
Riflettere
sul lavoro sacro della vita, si è subito tradotto per i tanti,
solerti a mostrarsi volenterosi con le gerarchie cattoliche, in
un’unica equazione,
pena
di morte uguale aborto,
limitando
così, una proposta di alto valore morale e civile, nel
tentativo a mio avviso strumentale di creare, ulteriori
contrapposizioni, in un Paese, il nostro,già
così lacerato da profonde divisioni.
Il
voto con cui l’ONU ha ratificato la moratoria sulla Pena Capitale,
a cui ha fatto seguito l’invito del Pontefice, al di là
dell’indubbia conquista sul piano della civiltà,
dovrebbe
essere, a mio avviso, il punto di partenza per un dibattito ampio e
politicamente forte, sul tema dei diritti umani, capace di aprire uno
squarcio sulla grave situazione di molti paesi del mondo, che,
proteggono i propri regimi, opprimendo, uccidendo, torturando persone
inermi, speso illegalmente trattenute, nascondendo agli occhi
dell’umanità, le deprecabili atrocità.
Ci
sono milioni di bambini, di donne e di uomini, che muoiono ogni anno
soprattutto nei paesi poveri, per aver contratto il virus
dell’A.I.D.S, non potendo accedere alle cure, a causa del costo
proibitivo dei farmaci, protetti dai brevetti imposti dalle
multinazionali.
Ci
sono milioni di bambini che muoiono ogni anno per al guerra, la fame,
la dissenteria, ai quali è negato il diritto all’infanzia,
senza casa, costretti precocemente al lavoro, a prostituirsi, a
essere involontari donatori di organi, rapiti o venduti, mortificati
e mutilati nella loro dignità.
Ora
sembra che il tema del valore alla vita si riduca e si risolva, nella
proposta di moratoria per i più accalorati, o quantomeno nella
revisione in senso restrittivo della Legge 194 a tutela della
maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Il
tutto con l’obiettivo dichiarato di rendere l’aborto
piùcomplicato e di sottrarre questa decisione alle donne.
Premesso
che l’aborto non è mai una decisione presa a cuor leggero,
rappresenta sempre una esperienza sofferta, per la donna che vi si
sottopone, non
solo fisicamente ma sopratutto dal punto di vista delle proprie
emozioni più profonde e significative,
abortire
non è esattamente come andare dal parrucchiere, come
ha sottolineato Chiara Saraceno.
Spesso
maturata in solitudine per la mancata condivisione di responsabilità
dell’altro genere.
Negli
anni’70 il MOVIMENTO DELLE DONNE discusse molto sul tema
dell’aborto,
ci
si è a lungo interrogate, se sia una scelta di libertà
o di dipendenza dalla sessualità maschile, chiarendo fin
dall’inizio che il problema non era essere a favore o contro, ma
come affrontare la piaga drammatica dell’aborto clandestino.
ABORTIRE
ALLORA ERA UN REATO
È
DOVEROSO RICORDARE CHE MOLTE DONNE, ERANO COSTRETTE AD AFFIDARSI
ALL’IMPROVVISAZIONE ARTIGIANALE PROPRIA O ALTRUI,
rivolgendosi
alle mammane, oppure ricorrendo a sistemi empirici e quanto mai
pericolosi per la propria vita.
MENTRE,
ALLE POCHE DONNE CHE POTEVANO PERMETTERSELO, era
concesso di andare all’estero o di ricorrere, in Italia, agli
STUDI MEDICI dei cosiddetti “cucchiai d’oro”, ginecologi
profumatamente pagati
CHE,
PRATICAVANO GLI ABORTI ILLEGALI.
Tutto
questo avveniva silenziosamente, di nascosto, salvaguardando la
morale dei perbinisti, e senza che nessun “movimento
per la vita”, si
preoccupasse, né degli embrioni, né delle donne, che
morivano di setticemia o di emorraggia.
In
quegli anni decisivi le donne italiane si sono confrontate e hanno
posto il problema della loro affermazione, del loro riconoscimento
sociale, del loro stesso ruolo all’interno della società,
della famiglia e della coppia.
A
seguito dell’applicazione della 194, gli aborti in Italia, hanno
avuto un calo costante, si sono ridotti del 40%, del
60% tra le donne italiane, tra 15 e 49 anni.
Una
dato molto basso quello del ricorso all’aborto, inferiore ad
esempio a paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Australia.
Calano
più lentamente invece gli aborti, tra le donne disagiate, le
giovanissime e le straniere, a conferma che dove maggiormente
circolano le informazioni sulla procreazione responsabile, le Donne
non usano l’aborto come un metodo contraccettivo, come
ulteriore riprova che, nell’Italia sessuofobica e del senso di
colpa, manca semmai una seria e diffusa politica di educazione sulla
contraccezione e sulla sessualità a partire dalle scuole.
Sessualità,
e lo sottolineo con forza, che per cultura è negata a priori
alle donne perchè disciplinata nel ruolo di mogli e madri,
oppure offerta come oggetto del desiderio nell’esposizione
commerciale del corpo femminile, quindi sempre e comunque mutilata ed
umiliata.
Alla
luce di questi DATI, L’ATTENZIONE SI DOVREBBE INVECE CONCENTRARE, SULLA
PARZIALE APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194, AFFRONTANDO
PER ESEMPIO, serenamente, il
tema dell’obiezione di coscienza, laddove, se praticata da gran
parte del personale medico, diventa ostacolo diretto alla
applicazione della Legge.
I
casi in cui l’interruzione di gravidanza è di fatto un
diritto difficilmente accessibile, riguardando oramai sempre più
donne, le quali denunciano anche insopportabili pressioni morali e
diversi sono i plessi ospedalieri dove le difficoltà sono
evidenti.
Chiunque
si arroghi il diritto di imporre una gravidanza non desiderata, in
termini di divieti, aiuti o controlli, considera la donna una
categoria sociale a potestà limitata, ritenendola, una
irresponsabile incapace di decidere e riducendola di fatto ad un
contenitore.
NEL
NOSTRO PAESE DIVERSAMENTE DA QUANTO AVVIENE IN ALTRE NAZIONI EUROPEE,
LO STATO NON SOSTIENE ADEGUATAMENTE NE’ L’ATTIVITA’ DEI
CONSULTORI, NE’ I SERVIZI ALLE FAMIGLIE, NE’ TANTO MENO VI SONO
ADEGUATI SOSTEGNI ALLE DONNE CON FIGLI.
ANCORA
OGGI IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE TRA LE DONNE E’ QUASI IL DOPPIO DI
QUELLO DEGLI UOMINI E I LORO STIPENDI SONO MEDIAMENTE PIU’ BASSI,
la
precarietà del lavoro, impedisce ai giovani di progettare il
loro futuro, e sono ancora insufficienti i finanziamenti per i
servizi pubblici e più in generale per i servizi sociali.
Difendere
la 194 significa guardare più lontano alla libertà di
donne e uomini di decidere di sé, di progettare la propria
vita e, se lo si desidera di diventare madri o padri, dobbiamo
anzi coniugare la difesa senza alcuna incertezza delle conquiste di
civiltà degli scorsi anni, con l’estensione di nuovi
diritti, dal riconoscimento delle unioni di fatto, ad una serie di
interventi antidiscriminatori nei confronti delle differenti scelte,
nell’affettività e nella sessualità, nell’affermazione
altresì, di nuovi diritti sul lavoro, per esempio rispetto
alla sicurezza e ad una più equa distribuzione, e di
cittadinanza.