domenica 5 settembre 2010   
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Giacomo Bucciero

2 febbraio 2008, convegno Liste Civiche - intervento di Denise Ciminata



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Dopo una attenta osservazione della situazione riguardante il problema casa nel nostro territorio la Regione Piemonte, ha deciso di attuare un piano per la costruzione e l’assegnazione di alloggi a canone calmierato. Si è scelto questo tipo di soluzione anche perché la realtà sociale maggiormente colpita da questo problema è cambiata negli ultimi anni, il numero delle persone che chiedono aiuto è in aumento e questa serie di interventi dovrebbe offrire più possibilità. Il programma dovrebbe essere varato entro pochi mesi e prevede: interventi per edilizia sovvenzionata pari a 6 mila alloggi e circa 2 mila di agevolata. Per quanto riguarda quest’ultima si è deciso di adottare, viste le esigenze, due soluzioni differenti: alloggi con canone inferiore a 350 euro mensili e altri con canone non superiore a 450. Sono inoltre previsti circa 300 alloggi di edilizia agevolata sperimentale, per cittadini con un reddito superiore del 30 per cento, a quello fissato per l’accesso all’edilizia sovvenzionata e 1400 alloggi per il programma giovani, finalizzato alla prima abitazione. Infine sono previsti circa 300 alloggi per ultra sessantacinquenni. Inoltre la regione ha stanziato un finanziamento per le agenzie di locazione previste dalla legge 431/ 1998 nei comuni che superano i 15 mila abitanti, per circa 2 milioni di euro. Per finire esistono degli incentivi per interventi di recupero del patrimonio urbano esistente e un finanziamento di 50 mila euro per ogni progetto di riqualificazione urbana, per un totale di 4 milioni di euro per i primi due bienni. Complessivamente la Regione mette a disposizione 750 milioni di euro per l’edilizia agevolata e sovvenzionata. Speriamo che questo programma dia dei risultati positivi e aiuti almeno una parte di quelle persone che ancora non trovano soluzione al problema della casa.

Denise Ciminata



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Guardando il mondo dei giovani oggi, ci si rende sempre più conto che la società non è più in grado di dare stabilità alle nuove generazioni. Il risultato più grave è riscontrabile nell’impossibilità di trovare lavoro, parola legata indissolubilmente al concetto di flessibilità. Esperienza dopo esperienza, i curriculum dei ragazzi si allungano e cominciano le pellegrinazioni da un’agenzia interinale all’altra, con la speranza di essere chiamati. Neppure seguendo questo defatigante iter, ci si può garantire un posto “vero”, perché anche ottenuta la possibilità di un incontro, per molti ragazzi il calvario è tutt’altro che finito. Quando va bene infatti, il primo contratto arriva al massimo ai tre mesi. Non resta che dire sì, sperando in un futuro migliore, che possa dare qualche certezza in più, per poter fare dei progetti di vita. Passati tre mesi, per molti c’è addirittura la porta, mentre i pochi fortunati, se così li possiamo definire, c’è il tunnel dei rinnovi “ad libitum”. Questo concetto di flessibilità, è però spesso ancora più brutale, per chi si ritrova a lavorare con contratti della durata di pochi giorni, o peggio senza nessun accordo, con garanzie e diritti totalmente inevasi, con l’unico vantaggio di vedersi allungare la lista delle cose fatte, peccato che quando si presentano questi corposi curriculum, i responsabili delle aziende che li valutano, si domandino giustamente, come mai si siano fatte così tante esperienze in posti di lavoro così differenti, osservazione da cui è facile dedurre che il giudizio finale potrebbe essere non troppo positivo. Il paradosso è così compiuto, gli obiettivi della flessibilità, che oggi vengono continuamente indicati come positivi ed indispensabili, diventano motivo per giustificare la poca professionalità, tanto da diventare un impedimento per chi cerca lavoro! Così il nostro giovane pieno di entusiasmo rimane nuovamente deluso, vede i suoi sogni sfumare e nemmeno può organizzare il suo presente, figuriamoci cosa può sperare nel futuro. Di fronte a tutto questo, è lecito chiedersi se la flessibilità tout court è ancora un modello perseguibile? Fra i giovani in cerca di lavoro, i dubbi hanno oramai detronizzato ogni possibile forma di certezza.

Denise Ciminata

 

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APRO IL RUBINETTO

COSI’ RISPARMIO L’ICI

Bere l’acqua del rubinetto fa risparmiare e non inquina

BORGOMANERO - La mia famiglia beveva 4 litri di acqua in bottiglia al giorno per un costo quotidiano di 1 euro, cioè 365 euro all'anno. Oggi, dopo essermi informato e basandomi su dati oggettivi, la mia famiglia beve l'acqua naturale che sgorga dal semplice rubinetto di casa. L'acqua naturale che tutti abbiamo nelle nostre case costa al litro 0,006 euro pari alle vecchie 11 lire! In un anno la spesa è scesa da 365 euro a 11 euro, con un guadagno di ben 354 euro! In questo modo per la mia famiglia l'ICI è ripagata dalla buona abitudine di bere l'acqua naturale del rubinetto. Da buon cittadino, con il pagamento dell'ICI collaboro al pagamento di tutte le spese dell'amministrazione comunale (servizi sociali, scuola, manutenzione stradale, ecc), i quali senza il contributo di tutti non potrebbero esserci. Bere acqua del rubinetto ha i suoi vantaggi: si risparmia e non si fanno code, né si contribuisce a crearle in mezzo ai TIR che trasportano le bottiglie, non dovrai avere un locale apposito al riparo dalla luce, dal calore e ben aerato per conservarle e così facendo, favorirai l'eliminazione di 200.000.000 Kg di plastica all'anno.

L'acqua di Borgomanero è BUONA! E' controllata dall' ASL 13 periodicamente, non presenta forme di inquinamento e le caratteristiche organolettiche sono ottime. Come cittadino-attivo propongo di rendere trasparente a tutti i cittadini le analisi della qualità dell'acqua, per attuare una politica di informazione e formazione, sulle vecchie buone abitudini che abbiamo perso. Inoltre sarebbe possibile realizzare una sorgente pubblica, anche con l’acqua gassata. A San Giuliano Milanese è già realtà da 3 anni (Fonte Campoverde) ed ha un grande successo.

Roberto Incatasciato

 

 

FIGLI DI UN DIO MINORE

Senza l'appoggio dei partiti a Borgo non si fa lo scrutinatore

BORGOMANERO - Con la nuova legge elettorale varata dal governo Berlusconi, gli scrutatori non sono più sorteggiati, ma tornano nella nomina dei politici, risultato? Chi non è nel “giro” è tagliato fuori. Gli scrutatori di Borgomanero (80 circa) sono stati nominati da una commissione composta da Sindaco e 3 consiglieri comunali. Coincidenza vuole, che queste persone "fidate" siano quasi sempre le stesse, a dispetto di chi speranzoso si era iscritto (altre 220 persone) credendo nella buona fede delle istituzioni. La nuova legge elettorale proporzionale, torna a legittimare il potere dei partiti, protagonisti incontrastati, oggi più che mai, nella stanza dei bottoni. Il provvedimento, toglie la possibilità a moltissimi studenti, disoccupati e precari (che non siano nell’entourage delle segreterie) di arrotondare e scongiurare la crisi della quarta settimana, grazie alle 170 euro che lo stato concede come emolumento per tre giorni di lavoro, fra operazioni preparatorie, voto e scrutinio. E’ l’articolo nove a sancisce la cacciata dello scrutatore non politico dal tempio delle elezioni, prima della riforma voluta dal centro-destra, la legge era regolata in questo modo: vi era un albo comunale a cui il potenziale scrutatore poteva iscriversi. Qualche settimana prima delle elezioni la commissione elettorale comunale, di fatto gestita dai funzionari e non dai politici, estraeva a sorte gli scrutatori delle varie sezioni elettorali, nonché una lista di sostituti a cui attingere in caso di rinuncia dei sorteggiati. Un sistema in vigore da una quindicina d’anni, che in qualche modo poneva un limite al controllo della partitocrazia che, un tempo, dirigeva l’orchestra dei seggi elettorali. Non così nelle ultime due tornate elettorali, come verificato personalmente dal sottoscritto (tramite un’istanza di accesso agli atti, diritto che può esercitare chiunque semplicemente recandosi presso l'ufficio elettorale, n.d.r.), dove ha funzionato il criterio della mera spartizione, tanto che oggi si può ragionevolmente affermare, che fare lo scrutatore non è più un diritto garantito a tutti. Chi ha avuto la possibilità di guadagnare 170 euro per un fine settimana di servizio ai seggi, avrà sempre qualcuno a cui dire grazie e troverà il modo per sdebitarsi. A noi cittadini resta solo il diritto dovere, oltre che la forza per indignarci.

Roberto Incatasciato

 

sede di Borgomanero: Corso Roma n°150 - orari apertura 9:30-12:30 / 15:30-18:30

email: bucci56@libero.it; graziella.valloggia@consiglioregionale.piemonte.it

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